Il designer e scultore Timo Sarpaneva (1926-2006) sapeva fin dall'inizio che avrebbe seguito le orme dei suoi genitori e nonni e sarebbe diventato un artigiano. In effetti il nonno di Sarpaneva era un fabbro mentre un copriteiera ricamato dalla madre di Sarpaneva vinse il secondo premio alla Triennale di Milano del 1951. In realtà il copriteiera era stato disegnato da Timo e tutti credevano che fosse un cappello di Carnevale. Negli anni a seguire Timo divenne un pluripremiato artista.

Sarpaneva è uno dei grandi nomi del design finlandese, un artista famoso in tutto il mondo. Di lui si dice che avesse il raro dono di "farsi trasportare dalla bellezza e di adorarla". Il designer nel suo lavoro ebbe modo di conoscere, senza pregiudizi, materiali e tecniche diversi: vetro, ceramica, ghisa e tessuti – e utilizzandoli fu capace di creare splendidi oggetti, uno più bello dell'altro. La carriera di Sarpaneva ebbe inizio negli anni '50, anni in cui i suoi lavori furono esposti in diverse edizioni della Triennale di Milano.

Sarpaneva creò l'omonima pentola in ghisa per Rosenlew & Co nel 1960 e nello stesso anno la pentola vinse la medaglia d’argento alla Triennale di Milano. Era stato il nonno di Sarpaneva ad insegnare al nipote  i segreti delle pentole in ghisa. La pentola Sarpaneva divenne molto popolare in tempi brevissimi e in Finlandia fu addirittura emesso un francobollo che la raffigurava. La pentola Sarpaneva venne prodotta sia nel colore rosso che in nero.

La semplice genialità della pentola sta nel suo manico staccabile a forma di ramo. Grazie al manico, si può spostare l'intera pentola o sollevare soltanto il coperchio, il tutto senza bruciarsi le dita.

La pentola in ghisa può essere utilizzata sul fornello o in forno. Al suo interno il cibo cuoce in maniera uniforme a fuoco dolce. La superficie smaltata è facile da pulire e garantisce che la pentola non assorba odori e sapori.

La pentola Sarpaneva era – ed è ancora – un investimento che dura nel tempo, decennio dopo decennio. Una gioia per tutti gli amanti del buon cibo.

Testo: Anna Korpi-Kyyny